Intervento della presidente Giulia Boschi al convegno dei DS sul bionaturale

Il modo in cui verrà affrontata la questione del riconoscimento delle libere associazioni professionali farà cadere molte maschere, ci permetterà di capire chi intende promuovere una democrazia autentica, fatta di cittadini competenti e consapevoli, capaci di orientare le loro scelte, di organizzarsi, di avere rappresentanti degni di questo nome, e chi intende piuttosto perseguire il dispotismo di oligarchie monopolistiche, un autoritarismo che si maschera da democrazia per il solo fatto di manovrare le masse con la demagogia, la propaganda, il paternalismo e soprattutto la cattiva informazione.
La questione del riconoscimento delle libere associazioni professionali sarà lo spartiacque fra chi intende la competizione come eliminazione degli avversari e creazione di steccati, orticelli e monopoli (magari occulti) e chi vuole, come noi, competere in trasparenza senza protezionismi, incrementando il proprio valore ed innescando circoli virtuosi di ricerca della qualità.
Tutti sanno che oltre nove milioni di italiani si rivolgono alle medicine non convenzionali, omeopatia in testa, lo dice il rapporto ISTAT del 2001. Ma ci sono altri dati importanti in questo rapporto che vale la pena di considerare: intanto che questi nove milioni sono fatti da 3,5 milioni di uomini e ben 5,5 milioni di donne. E quindi la libertà di scelta investe anche il discorso delle pari opportunità. La nostra fascia di utenza risulta senz'altro competente, con titoli di studio superiori alla media, e quindi ben capace di scegliere consapevolmente. Le tecniche manuali non convenzionali (come il tuina che noi rappresentiamo) sono al secondo posto per numero di utenti e al primo posto per gradimento (cito letteralmente: "i più soddisfatti sono gli utenti dei trattamenti manuali, ben il 77,6%; il 17,7 dichiara di aver avuto benefici solo parziali e soltanto il 3,3 ritiene di non aver avuto alcun beneficio). Se escludessimo la fascia pediatrica dall'omeopatia (argomento ahimé molto caldo in questi giorni), i trattamenti manuali sarebbero al primo posto anche per numero di utenti. Insomma: abbiamo molti utenti, competenti e pienamente soddisfatti. Partiamo da questo dato di fatto.
Chiedo agli autorevoli politici che qui ci ospitano: sarebbe sensato nel nome della tutela di un'utenza competente, soddisfatta ed in crescita, imporre alle nostre professioni schemi rigidi, obsoleti ed omologanti? Sarebbe sensato imporci un inquadramento teorico convenzionale quando proprio la non convenzionalità, o meglio la diversa identità culturale ad es. del Tuina e del Qigong è fra le prime attrattive per la nostra utenza?
Io credo che sarebbe sensato solo se il vero intento fosse quello di arrestare lo sviluppo del nostro settore e, purtroppo, l'iter tormentato di qualsiasi disegno di legge che ci riguardi ci fa presumere che questo intento serpeggi.
La società ha bisogno di noi, perché il nostro lavoro mitiga stress e senso di alienazione, perché aiutiamo tutti ad approdare a stili di vita più sani, perché offriamo benessere ed attenzione a prezzi contenuti, senza gravare in alcun modo sulla spesa pubblica e senza effetti collaterali. Noi vi chiediamo, se avete a cuore gli interessi dei cittadini, di impedire a tutti i costi che la nostra spontanea capacità di rispondere ai bisogni delle persone e del mercato venga soffocata dalla smania latina e bizantina di incasellare, burocratizzare, accademizzare ogni nuova attività.
Un esempio molto concreto: la recente cancellazione della partita IVA per "altre attività non altrove classificate" che era quella scelta dalla maggioranza degli operatori del bionaturale. Per voler incasellare tutto, in nome degli studi di settore, si ostacola di fatto l'emergere di nuove attività o le si orienta al sommerso. E' un problema che ci tocca molto da vicino perché nessuna delle attuali definizioni non sanitarie dell'IVA si adatta a ciò che noi facciamo. Noi chiediamo che ci si impegni anche a livello nazionale per ripristinare le "altre attività non altrove classificate" e possibilmente aggiungere un'altra voce IVA che ci corrisponda, come ad esempio "servizi alla persona e alla cultura" magari a regime ridotto, come per l'editoria.
A livello regionale chiediamo il riconoscimento immediato delle nostre associazioni che si fanno garanti della professionalità dei propri iscritti. Soprattutto, assumendoci il dovere di non porci in modo alternativo alla prassi medica, chiediamo che venga difeso il nostro sacrosanto diritto ad essere alternativi nell'approccio alla persona, il nostro sacrosanto diritto esprimere una cultura non asservita a quella medico-scientifica. Difendete il pluralismo culturale.